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Festa del Ritorno


Domenica 25 ottobre, dopo la Festa delle Missioni, si è svolta la Festa del Ritorno, un’occasione preziosa per ritrovarsi, raccontarsi e fare memoria delle esperienze missionarie vissute dai giovani. Un momento per riscoprire insieme come quanto ricevuto durante il viaggio possa continuare a portare frutto nella vita quotidiana.

Il filo conduttore della giornata, «Uno in Cristo, uniti nella missione» di Papa Leone XIV, ha accompagnato i diversi momenti, richiamando l’importanza di vivere la missione non come un’esperienza isolata, ma come un cammino condiviso, capace di unire persone, storie e comunità diverse.

La giornata si è aperta con un momento di accoglienza, per poi entrare nel vivo attraverso il racconto delle esperienze vissute. Nel primo spazio di riflessione, intitolato «Non me l’aspettavo: tra idealità e realtà», i ragazzi hanno ripreso le aspettative affidate alla propria valigia simbolica durante il primo appuntamento formativo. Rileggendole alla luce del viaggio, hanno potuto confrontare ciò che immaginavano con quanto realmente incontrato, dando voce a sorprese, paure, difficoltà e scoperte inaspettate.

È stato un passaggio significativo per riconoscere come la realtà possa mettere in discussione le idee iniziali e aprire nuove prospettive, aiutando ciascuno a crescere attraverso ciò che ha vissuto e il confronto con gli altri.

È seguito «Ti racconto», uno spazio dedicato alla memoria del viaggio attraverso fotografie, video e ricordi. I giovani hanno ripercorso il cammino compiuto, andando oltre il semplice resoconto delle attività per soffermarsi sui volti, sui sorrisi e sulle storie che li hanno particolarmente toccati. Le domande proposte li hanno guidati nella riflessione su ciò che li ha colpiti maggiormente, sugli interrogativi che si sono portati a casa e sui segni dello spirito calabriano riconosciuti nei luoghi che li hanno accolti. Non sono mancati i riferimenti ai momenti più difficili e alle emozioni provate, nella consapevolezza che ogni esperienza missionaria racchiude bellezza, domande e sfide.

La riflessione si è poi concentrata sul tema «Io missionario oggi», mettendo in dialogo il vissuto dei ragazzi con il carisma di san Giovanni Calabria. Le sue parole hanno offerto uno spunto prezioso per riscoprire la chiamata a essere «conche e canali»: persone capaci di accogliere il dono di Dio e di trasmetterlo agli altri attraverso la propria vita.

Le testimonianze di alcune persone impegnate nel servizio e nel volontariato hanno permesso di conoscere realtà concrete di dedizione e attenzione al prossimo. Le loro storie hanno mostrato come la missione possa essere vissuta anche nei luoghi vicini a noi, attraverso gesti quotidiani di solidarietà, accoglienza e dono di sé. Il dialogo con gli ospiti ha arricchito il confronto, offrendo nuove prospettive sul significato dell’impegno missionario nel presente.

La parte conclusiva della riflessione ha invitato i giovani a rileggere quanto vissuto come un dono ricevuto, da custodire e restituire. Un’esperienza missionaria, infatti, non si esaurisce con il rientro a casa, ma può trasformare il modo di guardare il mondo, di entrare in relazione con gli altri e di compiere scelte concrete nella vita di tutti i giorni.

Sono state quindi presentate diverse opportunità per proseguire questo cammino: esperienze di volontariato nelle realtà calabriane, sostegno ai progetti delle case missionarie visitate, percorsi di formazione spirituale, iniziative proposte dalla diocesi e momenti di preghiera e condivisione con il gruppo Missioniamoci Forever. Si è riflettuto anche sull’importanza di sostenere concretamente le realtà missionarie attraverso raccolte fondi, la partecipazione ai gruppi missionari parrocchiali e l’adesione a progetti di sostegno.

La giornata è proseguita con un momento di preghiera dedicato al significato del ritorno e alla riflessione sul messaggio di Papa Leone XIV per la Giornata Missionaria Mondiale. La verifica finale ha permesso ai partecipanti di esprimere le proprie impressioni e di raccogliere i frutti del percorso compiuto insieme.

L’apericena conclusiva ha offerto un’ulteriore occasione di convivialità e fraternità, grazie alla condivisione di cibi e prodotti tipici che hanno portato simbolicamente sulla stessa tavola sapori e tradizioni dei luoghi visitati.

La Festa del Ritorno si è così rivelata un momento di memoria, gratitudine e rilancio. Non soltanto un’occasione per raccontare ciò che è stato, ma uno spazio per riconoscere quanto il viaggio abbia seminato nel cuore di ciascuno e per interrogarsi su come custodire e far crescere quei semi nel tempo.

Partire significa aprirsi all’incontro, ma tornare significa anche lasciarsi trasformare. Sentirsi uno in Cristo, uniti nella missione, vuol dire scoprire che il viaggio non finisce con il rientro a casa: continua ogni volta che scegliamo di prenderci cura degli altri, di metterci al servizio e di diventare, nella vita quotidiana, «conche e canali» di speranza.

L'equipe di Missioniamoci