Montevideo: educazione alternativa
IT EN

Montevideo: educazione alternativa

img
Sebbene l'Uruguay sia uno dei pochissimi paesi in America Latina dove il Covid ha avuto una minor incidenza, anche a Montevideo è stato necessario ripensare le attività educative della Obra Don Calabria.
Il progetto è costituito da tre centri (il centro Millán, il centro Verdysol e il centro La Cabaña) che svolgono azioni di supporto socio educativo attraverso attività di doposcuola.
L'equipe tecnica è composta da circa una ventina di persone tra psicologi, assistenti sociali, educatori e insegnanti che si occupano di 140 bambini in totale.
La situazione sanitaria ha inevitabilmente imposto di riconsiderare le modalità per la cura e l'educazione dei bambini.
"L'educazione, tra le altre cose, ha a che fare con il verbo transitare, camminare, andare avanti, scoprire, intraprendere nuove rotte e vedere con occhi nuovi quelle già percorse. La pandemia ha frenato improvvisamente il naturale cammino dell'istruzione". Ci racconta il coordinatore.
Per questo motivo, è stato necessario trovare nuove forme di sostegno: durante tutto il periodo di allontanamento sociale, in cui scuole e centri educativi erano sospesi con le loro abituali attività, i tre centri sono rimasti aperti per le famiglie, le quali venivano a ritirare le ceste alimentari una volta alla settimana. In totale, da marzo a giugno, sono stati consegnati ai ragazzi circa 1.500 ceste e materiale didattico. Inoltre, per garantire un supporto psicologico, l'equipe ha mantenuto un contatto quotidiano tramite telefonate, sia con le famiglie che con i bambini.
Oggi, l'attività viene parzialmente realizzata. Ogni centro sta adeguando la proposta formativa nel rispetto delle norme anti-covid. Per questo vengono suddivisi i bambini in più turni che si alternano, in modo da continuare le attività senza penalizzare nessuno. Generalmente gli educatori lavorano in coppia e presentano una unica proposta che permette però di sviluppare diversi contenuti educativi, il tutto nel rispetto del distanziamento sociale. Inoltre, vengono ancora consegnate ceste alimentari per le famiglie più vulnerabili e a livello socio-assistenziale proseguono le visite alle famiglie, in cui si fa monitoraggio delle situazioni di conflitto e si lavora in rete con le istituzioni locali.